pagnotta di grano antico verna cotta in pentolaQuesta volta lo stop sembrava volersi prolungarsi come mai successo prima. Ho cercato di capire quale potesse essere il motivo e sono giunta a due conclusioni: la prima è che sembra pesarmi sempre di più lo stress di riuscire a scattare foto all’altezza degli altri blog e questo mi toglie la voglia di pubblicare post. Pensandoci bene è un paradosso assurdo perché non è che non cucino più anzi, praticamente non faccio altro, ma quando si tratta di mettersi lì, dover liberare uno spazio dove fare le foto togliendo di mezzo tutto quello che c’è in giro (eh si, non sono propriamente quella che definireste una persona ordinata), studiare un set, scegliere i props (e oh, mai una volta che mi ricordassi dove ho messo ciò che mi serve in quel momento), provare e riprovare come metterli, tirare fuori telecomando, obbiettivi e macchina, montarla sul cavalletto, prendere le luci se ce n’è bisogno, diffusori, sfondi e poi scattare scattare scattare per ritrovarmi sempre insoddisfatta con poche foto decenti tra le tante scattate, beh, questo lo trovo veramente stancante. Avrei dovuto aprire il blog negli anni dove da un blog di cucina ci si aspettavano ricette e non scatti d’autore. Allora, considerando tutto quello che cucino, avrei potuto pubblicare tranquillamente anche 20 ricette la settimana.. La seconda conclusione in realtà non è una conclusione ma piuttosto un’assoluzione a me stessa: vorrà dire che quando non ho voglia di fotografare ma solo di cucinare, questo farò, senza sentirmi in colpa per divertirmi ancora così tanto nel cucinare e nel voler fare questo, principalmente. E dopo la debita spiegazione eccoci alla ricetta che finalmente riesco a trovare la forza di pubblicare e con cosa ripartire se non con un pane? Un pane rustico, croccante, pieno di sapore e profumato come può profumare solo il pane fatto con la farina buona. Poco alveolato per la scelta precisa di non tagliare la Verna per sentirne a pieno la ricchezza del sapore in tutte le sue sfumature, dà il suo meglio con burro e marmellata o un pò di olio buono (siamo toscani o no?) ma diventa un perfetto involucro per contenere formaggi o abbinamenti più ricercati. La farina utilizzata è appunto la farina Verna, uno straordinario grano antico toscano coltivato in Valdichiana, farina di tipo 2, macinata a pietra e con un basso contenuto di glutine. La ricetta non è complicata e la lievitazione è con una quantità irrisoria di lievito di birra e una lunga maturazione in frigo che permette di sviluppare note simili a quelle del lievito naturale. Una particolarità di questo impasto è che una parte della farina viene “rinvenuta” in acqua bollente e lasciata riposare prima di procedere all’impasto. Questo procedimento, detto gelatinizzazione a caldo è particolarmente indicato nei casi in cui si usino farine di grani antichi come la Verna o comunque farine con poco glutine per aiutare il lievito a compiere il suo lavoro; i vantaggi della gelatinizzazione non finiscono qui perché migliora la struttura di pane e mollica e  colora in modo spettacolare la crosta. Vi prenderà due ore di tempo passivo ma vale la pena attendere e si sa che con il pane la fretta non è mai la scelta giusta. E comunque chi ama fare le cose di fretta il pane non lo fa davvero perché il concetto della panificazione è proprio il contrario e cioè il riappropriarsi del tempo quindi il problema non si pone giusto? 😉 La pagnotta l’ho poi cotta nella pentola perché trovo che sia uno dei sistemi migliori per donare bellezza al pane ma ovviamente la scelta è vostra. Un’ottima alternativa è la cottura su refrattaria fatta preriscaldare in forno almeno per mezz’ora.

pagnotta di grano antico verna cotto in pentola

Pagnotta di grano antico Verna cotta in pentola

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Ingredients

  • Impasto per la gelatinizzazione:
  • - 200 g di farina Verna macinata a pietra (io del Molino Parri)
  • - 400 g di acqua bollente
  • Impasto finale:
  • - impasto per la gelatinizzazione
  • - 550 g farina
  • - 110 g acqua fredda
  • - 3 cucchiai di miele
  • - 1 grammo di lievito disidratato
  • - 15 g sale

Instructions

  1. Impasto per la gelatinizzazione:
  2. Metti l’acqua in una ciotola che possa andare nel microonde e riscaldala.
  3. Unisci la farina all’acqua e mescola bene con una frusta.
  4. Copri la ciotola con pellicola trasparente e una volta fredda trasferisci in frigo per almeno due ore.
  5. Impasto finale:
  6. Unisci all’impasto per la gelatinizzazione il resto degli ingredienti aggiungendo l’acqua poco per volta e solo se ce n’è bisogno ed unendo il sale solo alla fine.
  7. Mescola appena. Non dovrai impastare ma solo ottenere un impasto che stia insieme ma ancora grezzo.
  8. Copri la ciotola con pellicola trasparente e fai riposare.
  9. Dopo un quarto d’ora tira fuori l’impasto, rovescialo sulla spianatoia infarinata, dagli una forma rettangolare e chiudilo a libro, quindi ruota di 90° e ripeti la chiusura a libro.
  10. Rimetti nella ciotola con la parte della chiusura rivolta verso il basso e ricopri con pellicola.
  11. Ripeti le pieghe ogni dieci minuti per 5 volte
  12. Riponi in frigo sul ripiano più basso per una notte.
  13. Al mattino tira fuori l’impasto e riportalo a temperatura ambiente dandogli la forma finale.
  14. Prepara della carta forno e mettici sopra la pagnotta.
  15. Spolverizza bene di farina la pagnotta, copri con pellicola trasparente e fai lievitare ancora da 2 a 3 ore.
  16. Nel frattempo metti una pentola di ghisa tipo Dutch oven oppure di ceramica con il suo coperchio sulla griglia del forno e preriscalda alla massima temperatura almeno per mezz’ora.
  17. Quando la pagnotta sarà lievitata, tira fuori con molta attenzione la pentola dal forno, togli il coperchio ed infilaci la pagnotta sulla carta forno.
  18. Copri e metti nuovamente in forno.
  19. Cuoci per circa 30 minuti
  20. Termina la cottura senza coperchio.
  21. Fai freddare su di una griglia prima di consumare anche se il pane caldo con l’olio è una delle cose più buone del mondo 😉

pagnotta di grano antico verna

Altri pani su Burro e Malla:

https://burroemalla.it/2018/11/cazzottini-alle-noci-e-sciroppo-dacero.html

https://burroemalla.it/2018/06/pane-arrotolato-al-rosmarino-e-pomodorini-pachino-secchi.html

https://burroemalla.it/2017/05/il-pain-rustique-di-hamelman.html

https://burroemalla.it/2017/04/pane-nero-piemontese-noci-fichi-secchi.html

https://burroemalla.it/2015/12/bread-5-minutes-a-day.html

Ed altri ancora potete trovarli sotto la voce Lievitati in Ricette

 

Questa pagnotta ovviamente la porto subito dalla mia Sandrina per le sue ricette itineranti orfane di Panissimo

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Gratin di verdure invernali e farro con crema di ricotta

Perchè la vita è cosi, ordinaria e noiosa, fatta per lo più di doveri, lo sappiamo tutti. Ed è per questo che abbiamo imparato a non aspettarci mai niente di insolito o fuori dall’ordinario. Lo straordinario che animava le nostre giornate quando eravamo piccoli e che intravedevamo in tutto ciò che ci circondava, se ne è andato troppo presto insieme alla sensazione di immortalità. Ogni tanto però il velo si squarcia lasciandoci scorgere la luce che sta dietro e allora la vita dà un colpo di coda e ci stupisce con un’imprevedibilità che sa quasi di magia. Ed esattamente questo ha fatto la vita nella storia della valigia, dei tesori che conteneva e di un bosco in Provenza. Perchè ditemi, quanto probabile può essere per un’appassionata lettrice trovare in mezzo ad un bosco della Provenza una valigia abbandonata colma proprio di libri? Ma non basta: quante possibilità ci sono che questi libri non siano in francese, come sarebbe lecito aspettarsi in Provenza e lingua che purtroppo l’appassionata lettrice non conosce, ma siano invece in inglese? E se voleste ancora dubitare della straordinarietà della vita, come è mai possibile che l’appassionata lettrice che guarda caso ha un blog di cucina trovi in mezzo ad un bosco in Provenza una valigia abbandonata colma di libri in inglese e oltretutto libri di cucina? Ma attenzione, ora calo il carico da 90: non solo libri, non solo in inglese, non solo di cucina, ma di cucina vegetariana quando io sono vegetariana da sempre? Secondo me le possibilità sono pari a zero eppure questo è quel che mi è successo la scorsa estate e tra i numerosi libri c’era questo tomo con la copertina verde chiaro e l’immagine di un bel carciofo. Un librone di oltre 500 pagine abbellito dai primi tentativi di disegno che un bambino sicuramente molto piccolo ha deciso di fare proprio lì sopra, cosa che me lo rende ancor più prezioso. Il libro è Leiths Vegetable Byble, di Polly Tyrer ed è pieno zeppo di golosissime ricette vegetariane tra le quali questa che propongo oggi, questo gratin di verdure invernali con crema di ricotta che io ho ripartito in bicchierini mono porzione. Un piatto unico semplice e molto veloce da realizzare ma al tempo stesso complesso nel gusto grazie agli ingredienti e alle differenti consistenze. Godetevi questi bicchierini con un bel bicchiere di vino buono, battete tre volte i tacchi delle vostre scintillanti scarpette rosse e brindate con me alla vita, capace ogni tanto di sorprenderci ancora aggiungendo un pò di magia ai nostri giorni.

 

Gratin di verdure invernali con farro e crema di ricotta

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Serves: 4 Cooking Time:

Ingredients

  • 300 g di zucca pulita e grattata con la grattugia a fori larghi
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
  • Sale e pepe
  • 300 g di spinaci freschi già lessati
  • 30 g di burro
  • 1 spicchio d'aglio
  • Sale e pepe
  • 100 g di farro perlato (tempo permettendo sarebbe meglio usare l'integrale)
  • 1 cucchiaio d'olio extravergine d'oliva
  • Sale
  • Per la crema:
  • 250 g di ricotta mista
  • 1 uovo leggermente sbattuto
  • 50 g si parmigiano grattugiato
  • noce moscata grattugiata sul momento
  • Sale e pepe
  • Mandorle tagliate grossolanamente al coltello

Instructions

  1. Preriscalda il forno a 180° modalità statica.
  2. Riscalda l’olio in una padella antiaderente quindi unisci la zucca e cuoci per circa 10 minuti a calore medio mescolando spesso. Sala, pepa, trasferisci in un contenitore e metti da parte.
  3. Nella stessa padella fai fondere a fuoco basso il burro con l’aglio e facci saltare brevemente gli spinaci. Ricordati di togliere lo spicchio d’aglio dopo la cottura.
  4. Cuoci il farro perlato in abbondante acqua salata per 20 minuti e metti da parte.
  5. In una ciotola metti la ricotta passata al setaccio insieme all’uovo, al parmigiano grattugiato, alla noce moscata e al sale e pepe e mescola bene.
  6. Metti sul fondo di ogni bicchierino il farro che avrai condito con l’olio, poi fai uno strato di spinaci saltati, prosegui con la crema di zucca nella quale avrai mescolato le mandorle tagliate grossolanamente e finisci con un 1/4 della crema di ricotta.
  7. Cuoci per circa 15 minuti o comunque finché la ricotta non comincerà a gonfiarsi e diventerà di un bel giallo dorato.
  8. Servi subito perchè la ricotta freddandosi si abbassa quasi come un soufflé. I bicchierini saranno comunque buoni ma l’aspetto ne risentirà (che è esattamente ciò che è successo a quello che ho fotografato 😉)

Notes

Se non metti la crema di ricotta otterrai un ottimo piatto vegan. Volendo al posto dei bicchierini puoi utilizzare una teglia da forno. Ricordati però di aumentare di almeno 10 minuti il tempo di cottura.

gratin di verdure invernali con farro e crema di ricotta

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Apple and olive oil cake with maple icing

E così il mio blog è arrivato al 5° compleanno. Niente di eclatante da festeggiare, cinque anni sono niente rispetto a chi ha il blog da decenni; una piccola soddisfazione però per me che continuo a postare nonostante i cali, la demoralizzazione che a volte mi coglie, la vita che intorno impazzisce e mi porta a chiedermi se abbia ancora un senso portare avanti questo diario di vita e ricette nato per un adolescente scontroso che molto probabilmente non lo leggerà mai nemmeno da grande. Comunque l’adolescente scontroso se ne fregherà pure del blog ma poi alla fine i miei piatti se li mangia eccome e così farà anche con la torta di compleanno. E come potevo quindi festeggiare degnamente se non con una torta del mio adorato, mitizzato, osannato Ottolenghi? La torta in questione è la sua Apple and olive oil cake with maple icing, una torta che lo stesso Ottolenghi descrive così: -“Questa torta è così popolare nello stand dei dolci di Ottolenghi che l’abbiamo anche fatta apparire tra le pagine del nostro primo libro, Ottolenghi the cookbook. Si può anche omettere la glassa e limitarsi ad una spolverata di zucchero a velo ma ricordate che quei clienti che prendono di nuovo e di nuovo la Apple and olive oil cake sostengono che in realtà la glassa è il motivo per il quale l’hanno scelta la prima volta”- E fidatevi se vi dico che la glassa ci sta eccome infatti la torta di per se è una torta di mele molto semplice e con pochi grassi (comunque buonissima) ma la glassa la eleva dalla sua condizione di semplicità trasformandola in una torta sontuosa, irresistibile, elegante. Una torta alla quale si ritorna e si ritorna e si ritorna 😊

Apple and olive oil cake with maple icing

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Serves: 8 Prep Time: Cooking Time:

Ingredients

  • Impasto:
  • 100 g di uvetta sultanina
  • 100 ml di rum
  • 175 ml di acqua
  • 350 g di farina 00
  • 1/2 cucchiaino di cannella
  • 1 cucchiaino e mezzo di bicarbonato di sodio
  • 1 cucchiaino e mezzo di lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 3 mele grandi Pink Lady o Granny Smiths
  • 200 g di zucchero
  • 150 ml di olio extravergine d’oliva
  • 2 uova grandi
  • 2 albumi
  • Semini di mezza bacca di vaniglia
  • Scorza grattugiata di 1 limone
  • Maple icing:
  • 100 g di burro a temperatura ambiente
  • 100 g di zucchero di canna chiaro
  • 85 g di sciroppo d’acero
  • 220 g di formaggio cremoso tipo philadelphia

Instructions

  1. Preriscalda il forno a 180°
  2. Fodera una teglia da 23 cm. con carta forno leggermente bagnata in modo che la carta fuoriesca di 2/3 cm dal bordo.
  3. Metti l’uvetta in un pentolino insieme a 100 ml. del quantitativo di acqua e i 100 di rum e cuoci su fuoco basso fino a quando i liquidi non saranno stati totalmente assorbiti dall’uvetta.
  4. Setaccia la farina, la cannella, il bicarbonato di sodio, il lievito per dolci e il sale dentro ad una ciotola.
  5. Sbuccia e taglia le mele a quadretti di 2/3 cm
  6. Nella vasca della planetaria metti lo zucchero, l’olio, le uova intere, i semini della vaniglia e la scorza di limone e monta a vel. media usando la frusta per circa 6/7 minuti o fino a quando il composto non diventerà chiaro e raddoppiato di volume. Non aumentare per nessun motivo la velocità altrimenti rischi di incorporare aria.
  7. Usando una spatola incorpora al composto le mele, l’uvetta e i 75 ml di acqua rimasti.
  8. Ora aggiungi gli ingredienti secchi ed incorporali delicatamente con la spatola.
  9. Monta gli albumi a mano o con le fruste ma non utilizzare la planetaria perchè il quantitativo non è sufficiente ad ottenere un buon lavoro.
  10. Incorpora gli albumi al composto e poi versa il tutto nella teglia.
  11. Livella la superficie usando una spatola od un coltello e inforna per 55 minuti oppure fino a che uno stecchino inserito al centro non uscirà asciutto.
  12. Fai freddare e nel frattempo prepara la glassa
  13. Metti il burro, lo zucchero e lo sciroppo d’acero nella vasca della planetaria e monta fino a quando non otterrai una crema leggera e gonfia e poi aggiungi il formaggio cremoso un poco per volta quindi una volta incorporato continua a montare per altri 2 minuti.
  14. Dividi la torta in due orizzontalmente e spalma metà della glassa sulla base, copri con la parte superiore della torta, spalma anche questa con la glassa e servi.

Notes

Come sempre capita quando replico una ricetta di Ottolenghi diventa difficile trovare delle modifiche da fare infatti quello che ho modificato l’ho fatto solo per una questione di gusto personale e certo non perché ci fosse necessità di miglioramenti. Comunque qui di seguito quello che ho cambiato dall’originale: Ho sostituito 100 ml di acqua con lo stesso quantitativo di rum Ho tagliato le mele a dadini più piccoli Non ho messo la cannella che odio Per la prossima volta: Voglio provare ad usare panna al posto del burro negli ingredienti della glassa per una questione di calorie. Utilizzando la carta forno i lati della torta non vengono lisci e precisi quindi alla fine ho preferito spalmare la glassa anche intorno alla torta, cosa che Ottolenghi sconsigliava perché si doveva vedere lo strato interno. Se non fosse stata la torta per festeggiare il compleanno del blog la cosa non mi avrebbe comunque preoccupata minimamente ma se la torta si serve agli ospiti ti consiglio di imburrare la teglia e di non usare la carta forno. Note di Ottolenghi: La presenza dell’olio di oliva mantiene la torta umida e aumenta la sua conservazione. Proteggetela con pellicola trasparente e mantenetela in frigo fino ad una settimana. Se invece voleste prepararla prima ricordatevi di preparare e riempire con la glassa il giorno stesso. Io personalmente l’ho abbattuta a fette già con la glassa e una volta scongelata era come appena fatta.

Apple and olive oil cake with maple icing

Apple and olive oil cake with maple icing

Altri dolci di Ottolenghi su Burro e Malla:

Chocolate raspberry tart

Babka al cioccolato e noci

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cracker integrale2019: buoni proponimenti per l’anno che viene, una scoperta e crackers integrali.. Prima ancora che parta con i buoni propositi lasciate che vi parli di una scoperta che mi ha reso il mese di dicembre un poco più facile da gestire/organizzare; probabilmente mi prenderete per matta oppure conoscerete già da chissà quanto tempo questo sistema ma vi assicuro che per me è stata davvero un’illuminazione. In modo molto casuale, cercando app da utilizzare con il nuovo iPad Pro e l’Apple Pencil, sono capitata su di un video che illustrava l’app GoodNotes e il metodo del bullet-journal o BuJo come viene comunemente chiamato, letteralmente diario proiettile (ma bullet point, in inglese, significa elenco puntato ed è quindi un rimando alle liste). Ryder Carroll, l’ideatore del BuJo, l’ha studiato come sistema compensativo per combattere la sua sindrome da deficit di attenzione, disturbo di cui soffre fin dalle elementari. Avendo incontrato ogni sorta di difficoltà ed avendo soprattutto sofferto dell’incapacità di concentrarsi, Ryder sviluppa un interesse sempre più forte per l’ordine e la metodicità che gli sono estranee e comincia a studiare trucchetti utili a superarare il problema; incredibilmente la soluzione gli si presenta sotto forma di un quaderno, che diventerà la sua agenda, il diario, il taccuino, la lista di cose da fare e l’album da disegno. Per dirla con le sue parole: “Uno strumento pratico e rassicurante con cui potevo organizzare la mia mente che scalpitava”. E il sistema funziona, tanto che  cominciano ad usarla gli amici che poi gli consigliano di condividerla e così realizza un sito con tutorial e video e presto il sistema diventa virale. Se volete levarvi uno sfizio provate a digitare #bulletjournal su Instagram e capirete. Quello che vedrete su Instagram però è, diciamo, “l’abbellimento“ del BuJo perché in realtà Ryder consiglia di tenerlo simple “perchè deve essere reale, utile ed efficace, non bello” anzi, la distrazione e lo stress di doverlo abbellire vi stuferanno presto contribuendo alla decisione di mollare.

cracker integrale

Focus quindi su tutto ciò che vi interessa e serve davvero: annotazioni rapide per organizzare il carico di impegni, suddivise grazie a simboli diversi in Compiti (voci che prevedono un’azione da parte vostra), Eventi (legati ad esperienze che possono essere pianificate in anticipo e Note (fatti, idee, pensieri ed osservazioni). Ognuno di noi però ha bisogni diversi quindi adatteremo il BuJo alle nostre necessità grazie alle Priorità e alle Raccolte che sono intercambiabili e personalizzabili (pianificazione di un viaggio, programmazione di una festa, menù settimanale..). Il sistema è semplice ed ingegnoso, incredibilmente flessibile e cambia con te e con le tue esigenze. Le voci si suddividono nel Diario giornaliero, uno spazio vuoto dove annotare rapidamente Compiti, Eventi e Note per mantenere organizzati i vostri impegni, il Diario mensile che offre una panoramica delle cose che si devono fare e del tempo a disposizione e il Diario del futuro, una sorta di contenitore per le voci legate ad una data che non rientra nel mese corrente. E queste voci sono facilmente collegabili tramite un indice che ci permette di tenere traccia di tutto e di scorrere velocemente tra le varie pagine. Un’organizzazione che non consiste soltanto nello spuntare delle voci da una lista di cose da fare ma che serve soprattutto a diventare consapevoli di ciò che è davvero importante e di ciò che non lo è, liberandosi dal fardello da ciò che è inutile e che appesantisce la nostra vita. Ormai è più di un mese che scrivo sul mio digiBujo. Ho risolto tutti i miei problemi? Certo che no, però sono diventata più organizzata, non mi prende più il panico delle mille cose da fare perché il visualizzarle in un ordine preciso mi permette di affrontarle con calma e metodo e poi prendersi 10 minuti al mattino per sedersi a scrivere godendosi un caffè quando tutti sono usciti è diventato un rituale al quale non rinuncerei. Ed ora finisco con i proponimenti 2019 che ho scritto sul mio digibujo che sono tanto scontati quanto fondamentali:

1- Leggerezza: eliminare tutte le fonti di stress gratuito, quelle che mi creo da sola ma che in realtà non esisterebbero se non gli dessi così tanto peso 2-  Volermi bene perché tanto se non lo faccio io non lo fa nessuno 3- Cibo sano e movimento perchè se raggiungessi la leggerezza fisica oltre a quella mentale ne sarei davvero felice.

Beh, per quel che riguarda il cibo sano perlomeno, mi pare di essere partita bene perchè i cracker proposti per il Re-cake di Gennaio sono straordinariamente buoni ma anche pieni zeppi di fibre, grassi insaturi, vitamine e minerali e chi ben comincia è a metà dell’opera giusto? 

Buon 2019 😊

Crackers integrali con noci, uvetta e rosmarino

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Serves: 4 persone Prep Time: Cooking Time:

Ingredients

  • 200 g farina 00
  • 80 g farina integrale
  • 2 cucchiaini rasi di bicarbonato
  • 1 cucchiaino di sale
  • 200 g yogurt
  • 200 ml latte
  • 20 g dark brown sugar o zucchero di canna
  • 40 g di miele
  • 80 g di uvetta sultanina
  • 40 g di noci sgusciate
  • 40 g di semi di zucca
  • 30 g di semi di sesamo
  • 30 g di semi di girasole
  • 2 cucchiai rosmarino fresco tritato

Instructions

  1. Preriscaldate il forno a 180°
  2. Rivestite di carta forno due stampi da cake piccoli 10X20 cm circa oppure due stampi di quelli usa e getta.
  3. Rinvenite l’uvetta mettendola in una ciotola e coprendola d’acqua.
  4. Mescolate yogurt e latte e scioglietevi lo zucchero e il miele.
  5. Mettete in una ciotola capiente le due farine, il bicarbonato e il sale e mescolate utilizzando una frusta.
  6. Aggiungete le noci spezzate grossolanamente, i semi, il rosmarino tritato e l’uvetta strizzata.
  7. Unitevi il mix di latte e yogurt e mescolate con un cucchiaio. Il composto non deve essere impastato ma solamente mescolato rapidamente perché il bicarbonato inizia ad agire appena in contatto con i liquidi.
  8. Suddividete il composto nei due stampi livellando con un cucchiaio ed infornate subito.
  9. Cuocete circa 35-40 minuti o comunque fino a cottura.
  10. Sformate, fate raffreddare su di una gratella quindi copriteli con stagnola e tenete in frigo almeno per un’ora o fino al giorno dopo se vi serve. L’importante è che quando andrete a tagliarli siano ben freddi perché le fette dovranno essere molto sottili, circa 3 mm.
  11. Preriscaldate il forno a 200° e fate tostare le fettine 5 minuti per lato, fino a che non daranno di un bel color bronzo. Attenzione a non bruciarle e ricordate che dovranno finire di asciugarsi all’aria quindi quando le tirerete fuori dal forno dovranno essere ancora leggermente morbide.
  12. Sfornatele e fatele raffreddare completamente su di una gratella.
  13. Conservatele in un barattolo a chiusura ermetica.

cracker integrale

Credits: Ryder Carroll    Il metodo Bullet Journal

 

Con questa ricetta partecipo al Re-cake di Gennaio

 

 E un cestino di crackers da spalmare di gorgonzola li porto alla mia bimba, la Sandrinaper le ricette itineranti di Panissimo

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Mac & cheese 2.0 (la versione toscana)

Il titolo di questa ricetta, Mac & cheese 2.0 (la versione toscana) è solamente il pretesto per introdurre una ricetta adatta a quei momenti nei quali si desidererebbe ardentemente qualcosa di grasso e “colesterolico” (vedi appunto il Mac & cheese che in fatto di gusto e di grassi è davvero una bomba) ma ci si rende amaramente conto che non è il caso. La voglia però rimane ed ho imparato a mie spese che farsi due spaghetti al pomodoro raramente la soddisfa; alla fine avrò mangiato comunque una bella dose di calorie ma mi mancherà quel certo non so che che mi costringerà ad aprire il frigo e di certo non sceglierò l’insalata per levarmi la voglia di grassi. Così la strategia che utilizzo e che di solito funziona è la seguente: preparare piatti abbastanza elaborati da ingannare le mie papille e far credere loro che quello che stanno assaggiando sia qualcosa sopra alle 500 calorie. E come riesco a perpetrare l’inganno? Un esempio perfetto è questa pasta: ingredienti nutritivamente corretti perchè la pasta è di farro e bio, il cavolo nero è poco calorico ma estremamente saziante grazie al contenuto di fibra, la zucca è ricca di caroteni, minerali e vitamine, peccato però che tutte queste proprietà di per se mi farebbero solo venire in mente piatti tristi e light. Ecco però che metto in atto il trucchetto: la zucca la frullo in modo da dare una parvenza di salsa alla pasta (per poterla immaginare come panna o besciamella) mentre il cavolo nero aggiunge una nota sapida alla zucca permettendomi così di ottenere sapore senza caricare troppo di formaggio; la crosticina di pecorino poi, che sembrerebbe una botta di calorie, in realtà diventa davvero ridicola se ripartita su 4 porzioni ma al tempo stesso regala quella sensazione di “grassi proibiti” che permette di alzarsi da tavola soddisfatti come se si fosse peccato. E il piccantino che resta in bocca, dato dal pecorino in camicia di pepe, meraviglioso prodotto della mia Toscana, conclude la mia versione di Mac & cheese. Americano non è ma buono sì e anche parecchio 😊

Mac & cheese 2.0 (la versione toscana)

Mac & cheese 2.0 (la versione toscana)

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Serves: 4 Prep Time: Cooking Time:

Ingredients

  • 350 g di zucca mantovana pulita e tagliata a pezzetti piccoli
  • 1/2 cipolla piccola
  • 2 foglie di salvia
  • 250 g di latte circa
  • 30 g parmigiano
  • 50 g di cavolo nero
  • 30 g di pecorino in camicia di pepe
  • 300 g di pasta corta (io di farro) possibilmente bio
  • Olio
  • Aglio
  • Pepe
  • Sale
  • Peperoncino

Instructions

  1. In un tegame antiaderente scaldate due cucchiai d’olio e fatevi rosolare la mezza cipolla tagliata sottile, la salvia tritata grossolanamente e la zucca.
  2. Aggiungete il latte, il sale ed il pepe.
  3. Cuocete coperta. La zucca dovrà diventare morbida e non troppo asciutta.
  4. Frullatela con il minipimer aggiungendo eventualmente un altro poco di latte.
  5. Aggiungetevi il parmigiano grattugiato, controllate di sale e trasferite in una ciotola.
  6. Nello stesso tegame fate soffriggere in un cucchiaio d’olio uno spicchio d’aglio con un poco di peperoncino in polvere.
  7. Togliete l’aglio ed aggiungete le foglie di cavolo nero lavate, private della costola centrale e tagliate a striscioline.
  8. Coprite e cuocete per una ventina di minuti bagnando con un poco di acqua bollente e dado bio se necessario.
  9. Preriscaldate il forno a 200°
  10. Mettete a bollire l’acqua, salate e cuocete la pasta togliendola dal fuoco 3 o 4 minuti prima di fine cottura.
  11. Condite la pasta con la crema di zucca e parmigiano ed unitevi le foglie di cavolo nero.
  12. Ungete d’olio una pirofila da forno, rovesciatevi la pasta e cospargete con il pecorino tagliato a scaglie sottili.
  13. Gratinate per 15, 20 minuti, finché non si formerà una bella crosticina.

Mac & cheese 2.0 (la versione toscana)

Mac & cheese 2.0 (la versione toscana)

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