Mousse di riso con coulis di mirtilliLa mousse di riso con coulis di mirtilli è una ricetta che pare servissero svariati anni fa all’Enoteca Pinchiorri, il pluripremiato ristorante che Giorgio Pinchiorri e la moglie Annie Féolde gestiscono a Firenze nello splendido palazzo settecentesco Jacometti-Ciofi. Mentirei se affermassi che ricordo come sono venuta in possesso della ricetta ma quasi certamente non perché la Signora Féolde ha passato gentilmente la ricetta ad un cliente abituale. Penso piuttosto che fosse su di una rivista alla fine di un’intervista alla suddetta; comunque sia la ricetta è rimasta sul mio quaderno (si, ho ancora versioni cartacee delle mie ricette preferite) per una ventina di anni minimo senza che alcuno la degnasse nemmeno di una seconda occhiata capitandomi poi tra le mani quando, come ogni tanto mi capita, mi è venuto il rigetto della rete che ormai domina la vita di chiunque e a maggior ragione quella di chi gestisce un blog e allora ho tirato fuori i miei vecchi quaderni. Alcuni di questi li ho scritti a 15, 16 anni e mi intenerisco a vedere quella grafia ancora infantile, i disegnini che a volte accompagnavano la ricetta, le dosi approssimative (ma del resto le nostre mamme facevano così), i tormentoni di quegli anni, i tortellini alla panna, le penne alla vodka, il cocktail di gamberi, le tagliatelle al tartufo di Cascia dettatami da una ex suocera e poi come ho sempre fatto, le ricette intitolate a chi me le aveva passate, purtroppo anche di chi non c’è più da tempo. A volte mi viene l’idea di ricopiarle tutte, di riscriverle per benino, ma poi mi rendo conto che non avrebbero lo stesso sapore e così i quaderni restano quelli, con le loro pagine staccate, l’inchiostro scolorito e la nostalgia per tutto quello che non c’è più.

Mousse di riso con coulis di mirtilli

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Serves: 6

Ingredients

  • Per la mousse di riso:
  • 500 g di latte intero fresco
  • 200 g di panna
  • 150 g di zucchero
  • 3 albumi
  • 100 g di riso
  • 18 g di fogli di colla di pesce
  • I semi di mezzo baccello di vaniglia
  • Per il coulis di mirtilli:
  • 250 g di mirtilli
  • 80 g di zucchero
  • 15 g di succo di limone

Instructions

Per la mousse:

  1. Mettete la colla di pesce ammollo in acqua fredda
  2. In una casseruola antiaderente fate bollire il latte con i semini di mezzo baccello di vaniglia.
  3. Unite 70 g di zucchero ed il riso e fate cuocere finché il riso non sarà cotto. Se dovesse asciugarsi troppo aggiungete un pochino di acqua per volta. Dovrete ottenere un composto piuttosto denso.
  4. Fate raffreddare in una ciotola piuttosto grande.
  5. In un pentolino mettete un cucchiaio del totale della panna insieme alla colla di pesce ben strizzata e fate sciogliere a fuoco basso.
  6. Aggiungete panna e colla di pesce al composto di riso mescolando con cura.
  7. Montate la panna rimasta ed unitela al riso.
  8. Montate gli albumi con 80 g di zucchero ed aggiungete anche questi al riso.
  9. inumidite 6 stampi di metallo tipo creme caramel oppure di silicone, suddividetevi il composto e raffreddate in frigo per almeno 3 ore (io 1 ora e poco più in abbattitore)

Per il coulis di mirtilli:

  1. In una padella antiaderente capace mettete i mirtilli lavati e lo zucchero e mescolate finché la frutta non comincerà a rilasciare il suo succo.
  2. Aggiungete il succo di limone e cuocere per pochi minuti.
  3. A questo punto il coulis è pronto. Potete usarlo così, schiacciare i mirtilli con il dorso del cucchiaio oppure passarli al setaccio
  4. Fate raffreddare

Servite la mousse ben fredda con il coulis e se gradite, spolverizzata con un poco di zucchero a velo

Mousse di riso con coulis di mirtilli

Mousse di riso con coulis di mirtilli

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27 luglio 2018 0 comment
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Frustine di semola alla nutella

E anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Finito il riordino della casa prima di chiuderla per l’estate, con tutti i problemi che comporta svuotarla e trasferirla (sapendo che si dovrà affrontare il processo inverso dopo soli due mesi); spuntate le voci delle innumerevoli liste (delle quali ormai non so più fare a meno) nonostante ogni anno mi riprometta di diminuire le cose da portarmi dietro, assolti tutti gli obblighi come l’ordinare i libri per le vacanze e per la IV Liceo (nonostante Ktema es aiei e Lisia contro Erastotene su Amazon non si trovino), vuotare dispensa e congelatore, sistemare bollette e scadenze, finita anche l’inutile alternanza scuola/lavoro. Una volta trasferiti però le cose da fare sono ancora molte: la casa va riportata in vita lasciando che l’aria torni a circolare dopo 10 mesi di chiuso, ci sono le lezioni di fisioterapia da organizzare, gli allenamenti in piscina, i ritorni a casa bisettimanali, le bici da controllare e poi c’è da riabituarsi alla vita in città, notti di rumore dopo i grilli della campagna, lo smog, la confusione, il tran tran che mi risulterà naturale dopo appena una o due settimane. L’estate però si porta dietro sempre più pesantemente una sensazione di malinconia per le cose che cambiano con una velocità che mi spaventa. Ancora mi commuovo ripensando alla festa di fine elementari e invece qua tra un po’ siamo all’università. Ma io dov’ero nel frattempo? Questi anni sono passati in un lampo lasciandomi in bocca un retrogusto amaro: la spiacevole sensazione di non averne goduto appieno, di non averli assaporati fino in fondo. I ricordi scorrono veloci: io e l’adolescente ancora cucciolo in due in bicicletta, lui saldamente stretto alla mia vita, l’asciugamano di Spider-Man e le formine, la scatolina verde con le giraffe per lo snack a metà mattina, gli infiniti libri da leggergli sotto l’ombrellone, Gian Burrasca, Pinocchio, Melina e Un amico per Dragone, i testi delle canzoni in inglese che cantava con parole inventate, i cartoni visti e rivisti e rivisti ancora, il sonnellino al quale mi abbandonavo appena lui chiudeva per un istante gli occhi. Ora ci sono i messaggi al cellulare, lo schermo sempre girato in modo che io non possa leggere quello che scrive, le battute con gli amici che il più delle volte non capisco perché spesso hanno a che fare col latino o col greco antico, la sua schiena mentre si affretta fuori dalla cabina in modo da poter arrivare in spiaggia da solo, la triste consapevolezza che ormai di lui conosco ben poco e solo quello che si degna di condividere. Fortunatamente ci sono ancora cose delle quali gioire come per esempio la grande passione comune per libri e film, le bellissime (ma purtroppo sporadiche) conversazioni nelle quali non finisco mai di stupirmi di quanto originali e razionali siano le sue opinioni, la sua maturità intellettuale, merito di quel che legge ed indubbiamente della scuola che frequenta, le nostre continue fughe alla ricerca di nuovi ristoranti etnici, i libri che ci passiamo e la meravigliosa, straordinaria abitudine che ancora sopravvive del libro letto insieme prima di dormire. Suppongo debba farmelo bastare quindi, nei momenti nei quali, in casa, mi ritrovo sola mentre lui è perso dietro qualcos’altro oppure con la testa china su una delle innumerevoli versioni di greco che gli hanno dato come compito per le vacanze, che cosa faccio? Mi metto a fare il pane. Lo so che é folle considerato il periodo, ma mi rilassa e non intendo rinunciarci solo perché fa troppo caldo. Questa volta ho preparato delle frustine di semola alla Nutella che avevo assaggiato ad un corso di Sara Papa. Un impasto di semola ( io della varietà Senatore Cappelli che lei aveva riempito con olive e ‘nduja e che ho deciso di variare usando della Nutella ma lasciando invariata la dose di sale. Il risultato è stato davvero indovinato perché il sale dell’impasto contrasta a meraviglia con la dolcezza della crema al cioccolato rendendo queste frustine davvero golose. Congelatele e tiratele fuori quando vi prende voglia di dolce. Basteranno pochi minuti nel tostapane e saranno come appena sfornate. Naturalmente, con l’impasto base potrete usare il ripieno desiderato, magari preparando metà frustine con ripieno salato e metà con ripieno dolce ma vi assicuro che in un modo o nell’altro questa ricetta è comunque una garanzia. E poi una frustina alla Nutella riesce ad addolcire anche gli adolescenti scontrosi. Solo per il tempo necessario a finirne una, naturalmente 😉

Frustine di semola alla nutella

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Serves: 6 frustine Cooking Time:

Ingredients

  • 600 g semola rimacinata di grano duro
  • 10 g di lievito di birra oppure 150 di lievito madre
  • 350 g di acqua fredda (in inverno userete acqua tiepida)
  • 50 g di olio extra vergine di oliva
  • 10 g di sale
  • Nutella

Instructions

  1. All’interno della vasca della planetaria sciogliete il lievito madre (io licoli) o il lievito di birra in circa 320 g dell’acqua prevista.
  2. Incorporatevi la semola setacciata ed impastate brevemente a velocità minima.
  3. Aggiungete il sale e l’olio e lavorate inizialmente a vel. 1 ritoccando di acqua se necessario
  4. Tenendo sotto controllo la temperatura dell’impasto che non deve superare i 26°, aumentate la velocità a 2-2,5 e lavorate fino a che l’impasto non risulterà liscio ed elastico ma comunque morbido.
  5. Mettete in una ciotola e fate lievitare fino al raddoppio (io in abbattitore). Con il lievito di birra ci vorranno circa 2 ore mentre con il lievito madre i tempi variano molto. Io ci ho messo circa 5 ore.
  6. Trasferite l’impasto lievitato su di una spianatoia infarinata e stendete formando un rettangolo di circa 1/2 cm di spessore.
  7. Spalmatevi la Nutella senza esagerare e quindi con una rotella tagliapasta tagliare delle strisce larghe 2 cm dal lato corto del rettangolo.
  8. Ripiegate ogni striscia su se stessa, premete per far aderire i bordi e poi attorcigliatela fino a formare delle frustine (potete farle più larghe o più strette ottenendo rispettivamente frustine grassottelle oppure tipo grissino. Le mie sono ovviamente più grassottelle)
  9. Mettete le frustine su di una teglia rivestita di carta forno (a me ne sono servite due) e fate riposare coperte per altri 30 minuti circa e nel frattempo preriscaldate il forno a 210° statico.
  10. Cuocete per circa 20 minuti. Le frustine dovranno risultare di un bel colore dorato.
  11. Se voleste delle frustine più croccanti, al termine dei 20 minuti abbassate la temperatura a 180° cottura ventilata e cuocete con il forno leggermente aperto (con un mestolo o una pallina di alluminio) per un’altra decina di minuti.

Notes

Le frustine di semola alla Nutella si conservano per molti giorni ma io preferisco comunque abbatterle e ripassarle velocemente in forno o nel tostapane quando ne voglio mangiare una. Non fatevi irretire dall’home made per quello che riguarda la Nutella, almeno per quel che riguarda quella che deve fare da ripieno e poi viene cotta. La crema al cioccolato fatta in casa, buonissima ed eccezionale spalmata sul pane, si liquefà tristemente col calore del forno e vi ritrovereste con delle frustine vuote adagiate sulla Nutella sciolta e ridotta a crosticine marroni. E parlo per esperienza 😉 Potete però mettere al posto della Nutella dei pezzettini di cioccolato ma non so se poi sarebbe semplice arrotolare le frustine. Se ci provate fatemi sapere 😊

Frustine di semola alla nutella

Frustine di semola alla nutella

Qui  un’altra ricetta di Sara Papa: le treccine al latte con uva passa e canditi

12 luglio 2018 6 comments
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Pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchiDunque: perchè in un periodo dell’anno in cui la gente normale evita addirittura di accendere i fornelli io vengo fuori con la ricetta di un pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi? Prima di tutto perchè in questo ultimo periodo sto soffrendo un calo generale del desiderio di cucinare che è inversamente proporzionale alla voglia di panificare che invece mi consuma. E non importa che nella mia cucina ci siano già 30° senza considerare il forno o l’abbattitore accesi e non importa nemmeno che lo spauracchio della prova costume si avvicini inesorabile. Oltre a questo motivo c’è anche il fatto che panificare è incredibilmente confortante e dato che in questo periodo sono parecchio malinconica e bisognosa di un conforto che intorno non trovo, mi butto sul pane (purtroppo in tutti i sensi). L’adolescente a pulire i vetri della biblioteca grazie alla gratificante e costruttiva alternanza scuola-lavoro, la casa vuota e le farine che cantano il loro canto struggente come le sirene di Ulisse.. come si fa a resistere? E così impasto impasto e impasto come se ne andasse della mia vita e ogni tanto mi ricordo pure di postare qualche ricetta tra le innumerevoli che ho provato in questo periodo. Immagino che la mia scelta non sia tra le più popolari perché ci vuole qualcuno altrettanto pazzo per mettersi a panificare con questo caldo ma tant’è, i comportamenti ossessivo-compulsivi sono tipici dell’umanità 2.0, quindi di certo non spiccherò in mezzo a tante altre manie e la ritengo comunque una mania più innocua (bolletta a parte) di quella di scrivere/leggere messaggi sul cellulare mentre si guida a 100 km orari. Uno degli impasti che ho ripetuto regolarmente è questo dei grissini di semola, poi ho sperimentato qualche pane da questo libro ma la costante è il lievito naturale. Ora, non ho mai disdegnato il lievito di birra che in modiche quantità, tempi sufficientemente lunghi e magari riposo in frigo garantisce un ottimo pane di certo migliore di quello dei supermercati come anche di tanti panifici nati nell’ultimo periodo ma in frigo ho sempre avuto un barattolo di lievito naturale a disposizione. Il problema era combinare i tempi tra rinfrescare, aspettare, rinfrescare di nuovo, aspettare, impastare, aspettare, dare la forma, quindi molto spesso dedicavo alla panificazione con lievito naturale solo i weekend o le feste. Tutto questo è cambiato da quando, grazie alle mie amiche svalvolate Emmettì e Silvia, del Condominio in cucina ho scoperto gli pseudo-rinfreschi. In pratica si ciba il lievito naturale liquido ogni giorno con un’operazione che richiede una forchetta e 3 minuti di tempo e questo mantiene il lievito sempre attivo, quindi all’atto pratico quando voglio panificare non devo fare rinfreschi continuati per dare forza al lievito ma mi limito a tirare fuori dal frigo il quantitativo che mi serve e parto con il prefermento quando ne ho voglia oppure con un impasto diretto. A quel punto non resta che da aspettare la lievitazione senza aver perso una giornata intera dietro agli orari. Questo pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi tra l’altro è un impasto diretto quindi ha dei tempi ragionevoli e se non disponete di lievito naturale, otterrete comunque un ottimo pane anche con il lievito di birra. Servitelo con una caprese oppure con della ricotta fresca sopra e poi ne riparliamo 😉                                                                                                                      Pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi

Pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi

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Serves: 4 Cooking Time:

Ingredients

  • 150 g di licoli bello attivo oppure 5 g di lievito di birra compresso
  • 500 g di farina tipo 2
  • 250 g di acqua fredda (quantità indicativa)
  • 7 g di sale
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • rosmarino fresco lavato ed asciugato
  • 1 spicchio d'aglio
  • timo fresco lavato ed asciugato
  • 50 g di pomodori pachino secchi

Instructions

  1. Nella vasca dell’impastatrice sciogliete il licoli o il lievito di birra in un poco del quantitativo di acqua.
  2.  Aggiungete la farina ed il resto dell’acqua (lasciatene un poco in caso la vostra farina ne assorba meno) e cominciate ad impastare a vel. minima.
  3. Appena l’impasto comincerà a stare insieme unite anche il sale e impastate aumentando un poco la velocità  facendo però attenzione a non scaldare l’impasto. Ci vorranno circa 10 minuti.
  4. Mettete l’impasto a lievitare coperto in un luogo a temperatura costante (io in abbattitore). L’impasto deve raddoppiare di volume ed i tempi possono variare di molto perchè dipendono dalla forza del licoli, dalla temperatura che avete in casa, dal tipo di farina che usate. Nel caso usaste lievito di birra ovviamente i tempi saranno più brevi ma considerate comunque circa 2 ore.
  5. Mentre l’impasto lievitata mettete l’aglio (tritato se gradite oppure intero in modo da poterlo togliere), il rosmarino ed il timo in una padella insieme all’olio e fate riscaldare appena. L’olio non deve assolutamente friggere.
  6. Lasciate freddare.
  7. Ammollate i pomodorini secchi in acqua bollente, strizzateli e tagliateli grossolanamente.
  8. Stendete l’impasto lievitato cercando di dare una forma rettangolare.
  9. Distribuitevi l’olio con le sue erbe ed i pomodorini.
  10. Arrotolatelo dal lato più corto, trasferitelo su carta forno, cospargetelo di farina e mettetelo a lievitare per altri 45 minuti circa protetto da pellicola alimentare.
  11. Preriscaldate il forno al massimo piazzando già a metà forno la pietra refrattaria se la possedete e sul fondo una teglia di metallo per il vapore.
  12. Trasferite carta e pane su di una pala oppure sul sotto di una teglia liscia e fatelo scivolare sulla refrattaria.
  13. Versate immediatamente un bicchiere d’acqua nella teglia sul fondo ed abbassate la temperatura a 210°.
  14. Fate cuocere per circa 25 minuti, di cui gli ultimi 10 portando la temperatura a 180° ventilata e con il forno leggermente aperto con una pallina di carta alluminio o con un mestolo.
  15. Fate raffreddare su di una griglia cercando di tenere il pane in verticale.

Notes

Il pane dà il suo meglio appena sfornato (lo so che bisognerebbe dargli il tempo di freddare ma con questo profumo è davvero difficile) ma quello che è avanzato l'ho messo in un sacchetto di carta che ho messo dentro un sacchetto da congelazione aperto (suggerimenti della mia amica Emmetti' ❤️) e il giorno dopo prima di consumarlo lo abbiamo passato un secondo nel tostapane. Ovviamente la versione con il lievito di birra si conserva meno a lungo ma questa è una considerazione assolutamente inutile perchè non c'è alcuna possibilità che avanzi a lungo. p.s. So che può avere conseguenze fastidiose e protratte, ma l'aglio in questo pane è come la pommarola per gli spaghetti 😉

Pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi

Pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi

 

E preparo un bel cestino e questo pane arrotolato al rosmarino e pomodorini pachino secchi lo porto dalla Sandrina per la rubrica Ricette itineranti

 

15 giugno 2018 14 comments
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Hamantaschen ai semi di papaveroSono venuta a conoscenza degli hamantaschen ai semi di papavero leggendo il bellissimo libro di Uri Scheft dal suggestivo titolo di Breaking breads, del quale avevo già provato la ricetta del challah che è servita per i katzu. Gli hamantaschen sono dei biscotti molto particolari grazie al loro ripieno di semi di papavero e alla loro forma triangolare, tradizionalmente consumati per la festa di Purim. In realtà gli hamantaschen possono avere molti ripieni diversi ma quello di semi di papavero è il loro ripieno storico, quello della tradizione. Il sapore è differente da ogni altro biscotto io abbia mai assaggiato perchè a differenza dei biscotti ripieni di marmellata o cioccolata non stanca essendo perfettamente bilanciato; lascia infatti una piacevole dolcezza in bocca senza che si senta lo zucchero. Cercando in rete delle notizie su questi particolarissimi biscotti,  ho letto qua una bellissima interpretazione del loro significato. Non sono in grado di giudicare se sia l’interpretazione corretta ma la trovo estremamente poetica, quindi la riporto cosi come l’ho trovata:

-“Gli ebrei trovano sempre un cibo per raccontare una storia. In questo caso è l’hamantash. La parte esterna è un semplice impasto ma il vero sapore è nascosto all’interno. Dietro la superficie c’è il cuore dell’hamantash, pieno di dolcezza. Anche le nostre vite sono cosi. A volte ci sembra di essere prima spinti e poi tirati da forze accidentali. Ci succedono cose che sembrano confuse e casuali; sembra non ci sia alcun motivo, alcuna direzione in questo freddo e ostile universo. Ma non è vero. Il piano c’è ma è nascosto. Sotto la superficie c’è una calda mano ed un cuore tenero che dirige l’universo. Raramente vediamo la mano e Purim è il giorno in cui si è svelata, quando un’incrinatura ha crepato il guscio della natura ed abbiamo potuto intravedere cosa si cela dietro ad esso. Purim ci ricorda che tutte le coincidenze non sono coincidenze e che nulla è per caso. Siamo ancora nel mezzo della nostra storia quindi è difficile vedere il quadro completo ma alla fine scopriremo che è tutto un grande hamantash”-

Hamantaschen ai semi di papavero

Hamantashen ai semi di papavero

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Serves: 8 Cooking Time:

Ingredients

  • Frolla alle mandorle:
  • 230 g burro di buona qualità freddo
  • 100 g zucchero a velo
  • 50 g zucchero semolato
  • 1 uovo e 1/2 sbattuto (uova grandi)
  • 400 g farina 00
  • 50 g farina di mandorle
  • 5 g di sale
  • Ripieno ai semi di papavero:
  • 220 g di semi di papavero
  • 315 g di latte fresco intero
  • 110 g di zucchero semolato
  • Buccia grattugiata di un limone bio
  • 45 g di burro
  • 15 g di marmellata di albicocche
  • 20 g di briciole di muffin o di torta
  • Per spennellare:
  • 1 uovo grande
  • 1 cucchiaio di acqua
  • Una presa di sale

Instructions

Frolla alle mandorle:

  1. Mettete il burro all’interno di un foglio di carta forno e sbattetelo con un matterello per renderlo plastico senza riscaldarlo troppo.
  2. Trasferite il burro, lo zucchero a velo e lo zucchero granulato nella vasca della planetaria con la K montata e mescolate a bassa velocità per circa 30 secondi (non vogliamo incorporare aria)
  3. Aggiungete le uova e lavorate solo fino a quando saranno incorporate premurandovi di staccare l’eventuale burro rimasto sul fondo.
  4. Mettete anche le  due farine ed il sale e lavorate fino a quando l’impasto non comincerà a stare insieme.
  5. Usando un tarocco date qualche piega veloce evitando così di lavorarlo troppo.
  6. Trasferite l’impasto su di un foglio di carta forno coprendolo con un altro e stendetelo per farlo freddare prima.
  7. Mettete in abbattitore (20 minuti) oppure in frigo (1 ora). A questo punto volendo si potrà conservare in frigo fino a 5 giorni oppure congelare per 1 mese.

Ripieno di semi di papavero:

  1. Versate i semi di papavero in un mixer e tritateli finché non diventeranno polvere ma fermatevi prima che si trasformino in una pasta.
  2. Versate il latte e lo zucchero in una casseruola che metterete su fuoco medio.
  3. Mescolate finché lo zucchero non sarà disciolto (circa 2 minuti) e quindi unitevi i semi di papavero, la buccia di limone grattugiata ed il burro.
  4. Abbassate al minimo il fuoco e cuocete mescolando continuamente (per evitare che i semi di papavero si attacchino  e brucino) fino a che la mistura non si assoderà, i semi avranno assorbito tutto il latte e si cominceranno a vedere le prime bolle (circa 5 minuti).
  5. Togliete immediatamente dal fuoco, mescolatevi la marmellata e le briciole di muffin o di torta.
  6. Trasferite in un contenitore che coprirete con pellicola alimentare e metterete in abbattitore per 15 minuti, oppure che farete freddare a temperatura ambiente.

Preparazione degli hamantaschen:

  1. Trasferite l’impasto sulla spianatoia infarinata leggermente.
  2. Cospargete con poca farina e tirate con il matterello fino a raggiungere uno spessore di circa 0,3 cm. Girate spesso l’impasto spolverizzandolo lievemente di farina per evitare che si attacchi alla spianatoia o al matterello. In caso la frolla si riscaldasse troppo, trasferitela per una ventina di minuti in frigo.
  3. Usando un tagliapasta circolare di circa 6 cm di diametro ritagliate gli hamantaschen e a mano a mano che li avrete ritagliati, disponeteli su due teglie da forno rivestite di carta forno.
  4. Mettete insieme i ritagli schiacciandoli insieme e trasferiteli subito in frigo protetti da pellicola alimentare.
  5. Con un pennellino spennellate la superficie dei dischetti e poi riempiteli con il ripieno usando un cucchiaino o una sac a poche senza metterne troppo altrimenti diventerà difficoltoso chiuderli.
  6. Ora usando indice e pollice di entrambe le mani chiudete il dischetto in 3 punti lasciando il cuore del ripieno scoperto: la classica forma dell’hamantaschen.
  7. Riutilizzate i ritagli ripetendo il processo.
  8. Ora mettete le teglie protette da pellicola in frigo e lasciatevele almeno un’ora o meglio ancora una notte intera perchè gli hamantaschen devono freddarsi bene per mantenere la forma.
  9. Sistemate due griglie in forno, centralmente e preriscaldate a 180°.
  10. Cuocete gli hamantaschen per circa 6 minuti quindi invertite l’ordine delle teglie e proseguite la cottura per altri 6 minuti.
  11. Fate freddare su di una griglia e conservate in un contenitore a tenuta d’aria fino a 3 giorni. Io ho surgelato direttamente quelli che non abbiamo mangiato. Bastano 15 minuti perchè tornino a temperatura ambiente, fragranti come appena sfornati.

Hamantaschen ai semi di papavero

Hamantaschen ai semi di papavero

Credits:  Chabad.org

5 giugno 2018 8 comments
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Monkey bread con erbe e spezieIl Re-cake di Maggio, Monkey bread alle erbe e spezie, mi ha assolutamente conquistata.  Il Monkey breadoaranygaluska se vogliamo chiamarlo con il suo vero nome, ha origini ungaro-ebraiche e viene servito per colazione versandovi sopra burro fuso, zucchero, cannella e noci. Il Monkey bread alle erbe e spezie proposto dalle cape invece è una cornucopia di sapori dove ognuno potrà scegliere il suo: semi di papavero e di sesamo, Piment d’Espelette per i temerari, mandorle a lamelle, erba cipollina, curry, prezzemolo e parmigiano ricoprono e abbelliscono le palline di morbido impasto che sono state preventivamente passate in burro aromatizzato all’aglio prima di essere cotte. Il risultato lo potete immaginare: un soffice pane lievitato con un profumo davvero stordente che mette a rischio le palline ancora prima che siano cotte poverine. Del resto i rischi e pericoli del pane all’aglio già li conoscevo, infatti da quando ho pubblicato questi, li ho sfornati di nuovo e di nuovo e di nuovo ancora e non ci stancano mai. L’unica raccomandazione che mi sento di darvi è che questo pane va fatto e va mangiato perchè la sua breve lievitazione non permette che si conservi a lungo ma si ovvia con la surgelazione, sempre che ne avanzi. Vi lascio con la ricetta. Ovviamente potete personalizzare i toppings a vostro piacimento, anzi, pensandoci bene, se si omettesse l’aglio si potrebbe anche fare una versione dolce con guarnizioni dolci di vario tipo, glassa, cannella, frutta secca varia, ganache.. La prossima volta 😉

Monkey bread con erbe e spezie

Monkey bread alle erbe e spezie

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Serves: 8 Prep Time: Cooking Time:

Ingredients

  • 600 g di farina Floriddia tipo 1
  • 2 cucchiaini di sale
  • 1 bustina di lievito di birra secco
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 uovo
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 
80 ml di olio extravergine di oliva
  • 100 g di burro fuso
  • 
2 spicchi di aglio
  • 2 cucchiai di semi di sesamo tostati
  • 2 cucchiai di semi di papavero
  • 2 cucchiai di curry
  • 20 g di parmigiano grattugiato
  • 
20 g di mandorle a lamelle
  • 
2 cucchiai di Piment d'Espelette
  • 
2 cucchiai di erba cipollina tritata finemente
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato finemente

Instructions

  1. Mettete nella vasca della planetaria la farina, il sale, il lievito e lo zucchero.
  2. Mescolate con la K quindi aggiungete l’uovo, parte dell’acqua e l’olio e mescolate brevemente. Controllate se la quantità di acqua è sufficiente oppure se ne dovete aggiungere e poi sostituite la K con il gancio ed impastate a bassa velocità stando attente a non riscaldare troppo l’impasto. Dovrete ottenere un impasto liscio, elastico ed abbastanza morbido.
  3. Trasferite l’impasto in una ciotola leggermente oliata e fate lievitare per un’oretta. L’impasto deve raddoppiare di volume
  4. Imburrate uno stampo da plumcake con una parte del burro fuso.
  5. Riprendete l’impasto e sgonfiatelo. Mettetelo su una superficie leggermente infarinata e dividetelo in quattro parti. Da ciascun quarto ricavate 16 pezzi dai quali dovrete ottenere delle palline. Ripetete con il resto dell’impasto.
  6. In una ciotola mettete il burro fuso rimasto e l’aglio tritato finemente o schiacciato con uno spremiaglio.
  7. Preparate delle ciotoline e mettetevi rispettivamente i semi di sesamo, di papavero, il curry, il parmigiano, le mandorle, il Piment d’Espelette, l’erba cipollina e il prezzemolo.
  8. Spennellate una pallina di impasto con il burro all’aglio e passatela nei semi di sesamo. Mettetela quindi nello stampo preparato in precedenza. Ripetete l’operazione con le palline restanti, alternando i diversi ingredienti.
  9. Fate lievitare per una ventina di minuti e nel frattempo preriscaldate il forno a 180 gradi.
  10. Cuocete per 30-40 minuti o finché i panini non saranno dorati e cotti all’interno.
  11. Lasciate nello stampo per 5 minuti e fate raffreddare prima di capovolgere il monkey bread su una gratella.
  12. Servite caldo o a temperatura ambiente.

Notes

Il pane è ottimo anche se una lievitazione così veloce gli impedisce di conservarsi bene il giorno seguente se non tostato. Consiglio quindi di congelare quello che avanza a palline così tra gli altri vantaggi ci sarà quello di scongelarlo velocemente e si potrà anche scegliere il gusto da scongelare in base alla pietanza che si porta in tavola. Le erbe, in cottura, si sono molto scurite passando da un bel verde ad un marroncino ma anche gli altri condimenti in generale non hanno reagito troppo bene al calore quindi la prossima che preparerò il Monkey bread lo cuocerò perlomeno una ventina di minuti con la carta alluminio sopra e poi una volta che il pane si sarà stabilizzato e non rischierò di sgonfiarlo, la rimuoverò e farò colorire pane e condimenti.

Monkey bread con erbe e spezie

Con questa ricetta partecipo al Re-cake 2.0 di Maggio. Questa la locandina e questa la pagina Facebook.

 

E naturalmente porto questo pane dalla Sandrina che li raccoglie tutti nelle sue Ricette Itineranti

Ricette itineranti Panissimo

24 maggio 2018 14 comments
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