Chelo rice

28 marzo 2014 9 comments

 

Chim Chim Cher-ee da Mary Poppins

 Del mio periodo vissuto a Londra ricordo ancora la sensazione profonda e bellissima di sentirmi finalmente parte del mondo. In quest’immenso crogiolo di razze, pensavo, c’è un posto per tutti, quindi anche per me.
Giravo per le strade con gli auricolari che come colonna sonora avrebbero associato per sempre nei miei pensieri Londra agli Smith e sentivo, sentivo con ogni cellula del mio corpo, di essere nel posto giusto, come il pezzo del puzzle che finalmente trova la sua collocazione esatta.
Quella sensazione, da allora, non l’ho mai più provata.
A volte mi sento moderatamente in chiave ma la sensazione di appartenenza, quella è svanita per sempre.
Anche alcune persone rimpiango, di quei tempi. La prima perdita, la più dolorosa, è quella di Akiko, la mia sorella amica giapponese. Abbiamo diviso tanto io e lei, finchè non ci siamo perse quando in contemporanea abbiamo cambiato appartamento, lei a Tokyo ed io a Londra. Ognuna di noi ha spedito all’altra il nuovo indirizzo e nessuna delle due l’ha ricevuto e da allora, da 25 anni,  io la cerco, scontrandomi contro la privacy giapponese e la burocrazia. Non aiuta il fatto che il suo nome sia usato sia per maschi che per femmine e nemmeno il fatto che lei che studiava psicologia a Tokyo, avesse lo stesso nome del più importante psicologo giapponese. Mi viene spesso da pensare che tutto questo, al giorno d’oggi, con i cellulari ed internet, non sarebbe mai successo. Io comunque continuo nella mia ricerca e so che, prima o poi, ci rincontreremo.
 L’altra mia grande amica era Mahvash, ma nel suo caso la sorte è stata più benevola perché dopo averla perduta dopo il suo trasferimento a Chicago, l’ho ritrovata su Facebook e così ho avuto la possibilità di contattarla. Mahvash è stata la prima persona che ho conosciuto nella mia classe a Londra. Era persiana, scappata dall’Iran con documenti falsi durante il regime di Khomeini grazie al fatto che aveva sposato un iraniano con passaporto americano, nipote dello Scià. La seconda volta che sono tornata a Londra, definitivamente, dopo un periodo di 6 mesi di scuola, sono stata sua ospite per 6 mesi circa. Lei era spesso sola perché il marito faceva la spola per misteriosi affari politici tra Londra e Washington e quindi le facevo compagnia durante la giornata. Non usciva da sola, nonostante il marito fosse molto moderno per essere un arabo e quando dovevamo andare al supermercato ci portava la guardia del corpo. Passavamo quindi molto tempo in casa ma nonostante questo, ricordo quel periodo come un periodo bellissimo. Cucinavamo, io i piatti italiani e lei i persiani, mi ha insegnato una marea di parolacce in persiano che ancora ricordo, mi leggeva il futuro nei fondi del caffe turco, ha anche provato ad insegnarmi la danza del ventre senza avere un grande successo ed ha cercato di trasmettermi, anche qui senza riuscirci, l’amore per la cura del corpo, il trucco, le maschere, una cura estrema, come per tutte le arabe del resto ma era da capirsi dato che solo il fatto di potersi truccare, cosa per me ovviamente scontata, era per lei fonte di immensa soddisfazione in quando a Teheran le era proibito dalla legge islamica.
 E poi parlavamo, parlavamo, parlavamo. L’inglese non era la lingua madre di nessuna delle due e ancora non lo parlavamo alla perfezione quindi dovevamo arrangiarci con parole, gesti e disegni per capirci. E’ grazie a lei che ho compreso appieno il dramma dell’Iran, questo paese modernissimo che dall’oggi al domani si è ritrovato sotto la legge coranica. Le ragazze hanno dovuto rinunciare a tutte quelle cose che davano per scontato, via le minigonne anzi, proprio via le gonne, niente trucco, colori permessi per gli abiti solo il verde scuro, il marrone ed il nero, l’età minima per sposarsi spostata a 9 anni, la lapidazione per l’adulterio, copertura costante del viso con velo, insomma, la negazione assoluta di tutto quello che era femminilità, la cancellazione del genere femminile. Ricordo le lacrime di Mahvash, nell’89  quando l’ayatollah morì. Lacrime di gioia, di sollievo perché lei i parenti, le sorelle, le aveva ancora là, a Teheran infatti da Londra spediva loro pacchi dove, nascosti all’interno di altre merci, c’erano trucchi e creme. Quando rimase incinta chiese l’asilo politico all’Inghilterra che non glielo concesse e così il marito se la portò negli Stati Uniti a partorire in modo da far avere alla figlia la cittadinanza americana grazie allo Ius soli. Mahvash ora vive a Chicago, si è separata dal marito padre padrone ma si è comunque risposata con un iraniano perché come dice lei, solo chi ha lo stesso background e la stessa cultura si può capire fino in fondo, e stiamo programmando una reunion a Londra il prossimo anno.
Uno dei piatti che mi preparava più frequentemente era il chelo rice. Il Basmati riempiva la casa del suo profumo e noi ci mettevamo sedute per terra, nel salotto, con una ciotolina piena di tadik che è la crosticina del chelo a costruirci la vita a parole..
Ingredienti per il chelo (per 6):
6 tazze di riso Basmati
12 tazze d’acqua
70 g di Ghee o burro
30 g di ghee o burro per la crosticina
50 g di panna o yogurt
Sale
Zafferano
Esecuzione:
Per prima cosa, se avete tempo, mettete il Basmati a rinvenire in acqua almeno per un’ora, meglio ancora se per una notte.
Mettere a bollire le tazze d’acqua insieme al ghee ed al sale. Quando l’acqua bolle, versatevi il riso, date una veloce mescolata e quindi coprite con un coperchio mettendo il fuoco al minimo.
Non dovrete MAI alzare il coperchio per tutto il tempo della cottura, circa 10,12 minuti.
Ora dovrete togliere il riso dal tegame travasandolo in una ciotola, poi metterete nella pentola di cottura i 30 g di ghee e un cucchiaino di zafferano, quindi vi rimetterete anche il riso pressandolo un pochino ma attenzione a non rompere i chicchi. Prendete poi il coperchio, foderatelo con uno strofinaccio e coprite il tegame col riso. Mettete su fuoco al minimo ed aspettate che formi una crosticina, il tadik appunto. Ci vorranno una ventina di minuti. A questo punto rovesciate il riso in un piatto da portata.
Il chelo viene solitamente offerto di accompagnamento al piatto principale mentre il tadik, la crosta che si sarà formata, viene servita a parte come antipasto.
Metterò in seguito la ricetta del Lubia Polo che ha come base proprio il Chelo.

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9 comments

MARI Z. 29 marzo 2014 - 15:38

Che bello avere amiche che provengono da varie parti del mondo!! Scoprire nuove usanze, nuovi modi di vedere il mondo, confrontarsi…
e poi c'è sempre una buona scusa per farsi un bel viaggetto!
questo riso mi ha conquistato proprio, con quella crosticina croccante… proverò con la margherina vegetale…non sarà la stessa cosa, ma credo possa avvicinarsi molto a questa semplice bontà! 🙂

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sandra pilacchi 31 marzo 2014 - 9:15

e la rincontrerai la tua sorella-amica, prima o poi la rete vi aiuterà e vi potrete riabbracciare. è bello sentire la tua passione, il tuo amore per queste due amiche, è proprio bello come questo riso semplice ma importante, semplice ma bellissimo!
grandi le foto!
Sandra

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Silvia 15 aprile 2014 - 15:52

Un po' triste ma molto molto bella la tua storia con le tue due amiche. Forse sarà per questo che mi sono appena innamorata di questo tuo piatto?
Vado a rimettermi in pari, è un po' che non ti leggo. 🙂

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edvige 4 giugno 2014 - 16:02

Bellissimoil racconto sono in vacanza al campeggio in Austria ma piove e ti ho letta volentieri. Un abbraccio ciaooo

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Lubia Polo | Burro e Malla 1 aprile 2015 - 22:49

[…] altri ingredienti come per esempio legumi o verdure. Il Lubia Polo era uno dei piatti, insieme al chelo rice, che la mia amica Mahvash mi preparava quando ero sua ospite a Londra. E’ un ottimo […]

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Insalata di spinacini, salmone, fagioli piattelli e lamponi | Burro e Malla 25 maggio 2015 - 18:57

[…] così com’è successo a me con Akiko la mia sorella giapponese della quale ho già parlato in questo post ed è per questo che ne faccio tesoro, quando mi capita di incontrarla sul mio cammino. Ed […]

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Roselline di mele | Burro e Malla 9 ottobre 2015 - 11:21

[…] well known to the web it seems, following a video which was posted by my very very good friend Mahvash on Facebook. I immediately liked these little beauties ready  in a second but with the look of […]

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Challah ai fichi, nocciole e pecorino | Burro e Malla 18 gennaio 2016 - 10:17

[…] preferiti: challah, formaggio fresco e salmone affumicato. Poi tutto cambiò grazie alla mia amica Mahvash. Lei, giovane come me ma con una storia drammatica alle spalle, scappata dall’Iran di […]

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Persian love cake | Burro e Malla 21 maggio 2016 - 19:11

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