A questa ricetta sono arrivata seguendo una foto su Pinterest che mi ha portata fino a questo link qui
Mi succede spesso di vedere foto di piatti, soprattutto di pane e di immaginarmi immediatamente teletrasportata in cucina a provare la mia versione. Beh, questo è stato uno di quei momenti.
Mi sono subito innamorata della forma di questi panini che staranno anche bene sulle tavole americane il giorno del Ringraziamento ma che sicuramente non sfigureranno sulla mia a Natale. Sono belli, colorati, profumano, con una bella cucchiaiata di gorgonzola cremoso sono irresistibili, così come con qualche fettina di salmone marinato all’aneto (e parlo per esperienza) quindi che aspettate? Su, svelte, ai fornelli. Se avete bisogno di foto passo passo cliccate sul link di Holly e seguite le sue istruzioni. Non ve ne pentirete!
 

 

Ingredienti:

Per 30 zucchette
Ingredienti:
180 gr. di latte caldo
240 gr. di puré di zucca ottenuto frullando la zucca da cruda privata di buccia e semi
70 gr. di zucchero di canna
70 gr. di zucchero semolato
80 gr. di burro fuso
1 uovo
2 cucchiaini di sale
10 gr. di lievito di birra più un cucchiaino di zucchero
160 gr. di acqua tiepida
650 gr. di farina 00
10 noci con il gheriglio diviso prima a metà e poi di nuovo in due (per i piccioli)
1 uovo sbattuto da spennellare sulle zucchette prima della cottura (optional)
60 gr. di burro fuso o miele diluito con acqua per lucidare dopo la cottura (optional)

Procedimento:

Versate il latte bollente in una ciotola. Unite il burro e mescolate finché non è sciolto. Aggiungete al latte tutti e due i tipi di zucchero, il puré di zucca e il sale e mescolate bene.
In una ciotolina sciogliete il lievito nell’acqua tiepida insieme ad un cucchiaino di zucchero. Quando si formerà sulla superficie una specie di schiumetta, aggiungete la mistura di zucca e l’uovo e mescolate bene.
Incorporate la farina a poco a poco mescolando con un cucchiaio di legno fino a che non sarà assorbita. Risulterà un composto piuttosto appiccicoso.
A questo punto rovesciate l’impasto su di una spianatoia infarinata e lavorate a mano per un minuto. Date alll’impasto una forma rotonda, sistematelo in una ciotola unta con poco olio, coprite con un panno e lasciate lievitare in un luogo caldo per almeno due ore, o comunque fino al raddoppio dell’impasto.
Una volta lievitato, sgonfiate l’impasto e poi lavoratelo brevemente e quindi dividetelo in due. Dividete poi ogni metà in circa 15 pezzetti di uguale peso (aiutatevi con una bilancia).
Arrotondate ogni pezzetto fino a formare piccole pallette, quindi schiacciatele un poco con le mani. A questo punto, usando un coltello affilato, praticate otto tagli lasciando però il centro intatto, a mo’ di petali. Con l’indice fate un buchetto al centro per creare come una fossetta.
Mettete le zucchette su di una teglia rivestita di carta forno, ad una certa distanza l’una dall’altra e fatele di nuovo lievitare fino al raddoppio, un’ora e mezzo circa.
Preriscaldate il forno a 170 gradi. Se dopo la lievitazione la fossetta centrale delle zucchette fosse meno evidente, ripassate nuovamente con il dito.

Spennellate con l’uovo sbattuto e cuocete per 9-12 minuti, fino a quando la colorazione delle zucchette non assomiglierà alla colorazione di una zucca vera. Appena fuori dal forno, spennellate con burro fuso o miele diluito con acqua per rendere le zucchette ben lucide e quindi terminate inserendo i gherigli delle noci divisi in due per simulare il picciolo della zucca.

Con questa ricetta partecipo a Panissimo, la raccolta mensile di lieviti dolci e salati di Sandra e Barbara che questo mese trovate qua 

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Tanto tanto tempo fa avevo un fidanzato, un umbro pieno di fuoco e gelosia, che mi avrebbe voluta tutta per se, rinchiusa in casa e magari con la suocera accanto che mi insegnava a fare gli strangozzi. Naturalmente il fidanzato è stato prontamente liquidato ma ormai la ricetta degli strangozzi della suocera l’avevo imparata quindi tanto vale usarla. Sono strangozzi un po’ particolari, come lei del resto, che quando lasciai il figlio mi minacciò di morte violenta, ma questi, a differenza di lei, almeno sono buoni. Le voglio comunque dedicare quello che lei non avrebbe certo desiderato per me:

Happy di Pharrell Williams

Ingredienti:

4 albumi
300 gr. di farina di grano duro (credo che i veri strangozzi siano con farina 0)
(la regola comunque è il peso degli albumi più il doppio del peso in farina)
50/70 gr. di spinaci freschi (aggiunti  liberamente della suocera)
Acqua a necessità
Un poco di sale

Procedura:

Tritate gli spinaci lavati ed asciugati bene con un po’ di farina, quindi impastate con il resto della farina, il sale, gli albumi ed eventualmente dell’acqua se ce ne fosse bisogno. Ovviamente l’operazione può essere fatta a mano o con un qualsiasi attrezzo che sia mixer, Bimby, Kenwood.. L’impasto dovrà risultare elastico. Fate riposare la pasta a campana, con una ciotola sopra, per una mezz’ora e poi stendetela e tagliatela come dei tagliolini stretti (chi ce l’ha usi la trafila degli spaghetti alla chitarra) ma un poco più spessi. Il grande vantaggio di questa pasta è che praticamente non scuoce e poi è molto utile in caso di avanzo di albumi da precedenti preparazioni. Si conserva bene ma tanto finisce subito. Io di solito la condisco semplicemente con sugo di pomodoro oppure con il tartufo, quando sono particolarmente fortunata, ma in quel caso ometto gli spinaci.

 

 

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Questa ricetta è in realtà un mix che proviene per quel che riguarda la forma da qui spiegata alla perfezione dall’Araba Felice, mentre per quel che riguarda la ricetta vera e propria,  dalla ricetta del pane pugliese tipo Altamura delle sorelle Simili. La farina rimacinata di grano duro Senatore Cappelli la prendo dall’azienda agricola biologica Floriddia e la qualità della farina fa davvero la differenza.

Ingredienti: (per due ghirlande)

Per la biga
120 g di farina di semola di grano duro
80 g acqua
2 g lievito di birra
Sciogliete il lievito in acqua e poi unite la farina. Impastate bene e poi fate riposare per 18/24 ore, di più meglio di no, altrimenti occorre diminuire il quantitativo di lievito.
Per l’impasto:
1 kg. di farina di semola di grano duro
600 g acqua
20 g di lievito di birra
20 g sale
Quando le 18/24 ore saranno trascorse,  prendete un contenitore capace e versatevi la metà del quantitativo di acqua, unite un terzo della farina ed il sale ed incominciate ad impastare, poi unite il resto della farina ed il resto dell’acqua alternandole. Togliete l’impasto dal contenitore ed incominciate a batterlo bene sulla spianatoia finchè l’impasto non diventerà ben elastico. L’impasto non deve assolutamente essere appiccicoso. Ora far riposate ancora un’ora e mezza in una terrina ben oliata e coperta. Trascorso il tempo di riposo rovesciate l’impasto sulla spianatoia infarinata, lavorate un poco e dividete a metà. Di ogni metà fate una bella paletta che poi bucherete con il pugno come da istruzioni dell’Araba felice nel suo post e poi allargate bene il cerchio fino a formare una corona. Spolverizzare di farina e fate riposare un quarto d’ora. Poi, con delle forbici affilate, fate dei tagli tutti intorno con le lame parallele alla ghirlanda. Alzate poi le punte con delicatezza voltandole verso l’esterno. Fate riposare nuovamente 15 minuti e poi cuocete a 210 per una ventina di minuti e poi altri 20 a 190. Decorate l’interno in base al periodo.
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Alda Muratore era, per chi come me si avvicinava con mooooolta lentezza al mondo del food in rete, un’autentica istituzione. Era sempre la prima a risponderti sul Forum della Cucina Italiana quando avevi dubbi su qualcosa che per lei era molto probabilmente scontato ma per te no, era umile, gentile, non ti dava mai l’impressione di “quella che insegna a chi ne sa meno”. E così, quando sul web è trapelata la voce della sua scomparsa, nonostante io non l’avessi mai conosciuta di persona e con lei avessi solo, a volte, comunicato via forum, sono rimasta veramente male, incredula, perché lei, attraverso le sue ricette, era veramente entrata a far parte della mia famiglia. In casa tutti conoscevano il suo Plum Cake, la sua Torta Alsaziana di mele, i suoi muffins 4 quarti, i suoi biscotti di pasta frolla. Senza far rumore,  piano piano era diventata una di noi, aveva partecipato ai compleanni, ai Natali e li aveva impreziositi con le sue stupende ricette. E’ per questo che le sono così grata. E’ anche grazie a lei che quando mio figlio crescerà, potrà riandare con il ricordo ad un’infanzia che assocerà per sempre ad una cucina calda, profumata di vaniglia e mela, di biscotti appena sfornati.. E ora basta, sennò mi commuovo!

 

Ingredienti:
uova 3/4 pesate con il guscio
stesso peso di burro, zucchero e farina
2 cucchiaini di lievito per dolci
scorzette di arance oppure di limone

 Montate con le fruste o con la frusta della planetaria il burro con lo zucchero fino ad ottenere una crema, poi aggiungete le uova una per volta alternandole con cucchiaiate di farina già mescolata con i due cucchiaini di lievito setacciati. Unite all’impasto delle scorzette di limone o di arancia tritate, poi versatelo in una teglia da plum cake unta di burro e spolverizzata di farina e cuocete a 200° per i primi 5 o 6 minuti,poi per 10 minuti a 180° e gli ultimi 25,30 a 160° (metodo Montersino). Appena fredda, spolverizzate di zucchero a velo e tagliate a tranci che possono poi essere congelati singolarmente e tirati fuori al mattino pronti per lo zaino. Il tempo di arrivare all’intervallo e saranno perfettamente scongelati e a temperatura ambiente. Uno snack box sano se non proprio dietetico…

Varianti: gocce di cioccolato, canditi, uvetta, cioccolato grattugiato oppure cioccolato fuso aggiunto a metà dell’impasto e poi i due impasti alternati nella teglia per ottenere un effetto bicolore.
Questa volta e per la prima volta, ho usato la farina Petra 5 per l’impasto. Temevo una colorazione tendente all’integrale che sicuramente mio marito avrebbe guardato con sospetto, dato che la Petra 5 è comunque una farina “tutto grano” invece il plum cake è venuto perfetto, un bel colore giallo dorato, perfettamente lievitato e profumatissimo. Farina Petra 5: Promossa a pieni voti. La prossima volta la proverò con una crostata.
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Brodo vegetale 1 lt. e 1/2

Lardo di Colonnata 40 gr.
Pepe nero 
Riso Arborio 250 gr.
sale
Uno scalogno
Vino bianco 2 dl
Castelmagno 100 gr.
Una noce di burro
Sbucciate lo scalogno e tritatelo finemente. Tagliare a striscioline sottili il lardo; scaldate  una casseruola, unite il trito preparato e fate soffriggere il tutto per 3-4 minuti circa.
Aggiungete il riso, tostatelo nel soffritto preparato mescolando in continuazione per circa un minuto e sfumate con il vino bianco. Versate due mestoli di brodo bollente e proseguite la cottura a fuoco dolce aggiungendo il brodo caldo poco alla  volta.

Spegnete il  fuoco, condite con il Castelmagno a scaglie, una macinata di pepe ed una noce di burro, regolate di sale e lasciate riposare coperto per qualche minuto, quindi servite.

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